Curare le Emorroidi

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APPROFONDIMENTI

La patologia emorroidaria coinvolge il 60% degli italiani sopra i 18 anni e la sintomatologia è varia: moderata, con delle crisi che possono presentarsi annualmente oppure in altri casi mensilmente con l’obbligo di utilizzare dei presidi (assorbenti) anche in soggetti giovani rendendo la vità quotidiana disagiata sino ad arrivare a quadri gravi di emorragie e prolassi che portano a delle gravi anemie.
Molteplici sono le cause scatenanti e purtroppo i problemi emorroidari sono di difficile approccio e le tecniche chirurgiche esistenti peraltro non assicurano una stabile regressione e sono molto dolorose.

 

Endoscleromousse del plesso emorroidario Trattamento delle patologie emorroidarie con schiuma sclerosante

Il dottor Gianluigi Rosi, consulente angiologo della Azienda Sanitaria Locale 2 di Perugia e il dottor Raffaele Colucci, responsabile del Servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia dell’Ospedale di Spoleto, hanno messo a punto una tecnica innovativa – indolore, senza necessità di anestesia, di ricovero, ed esclusivamente ambulatoriale – per curare le emorroidi attraverso l’iniezione all’interno del plesso emorroidario, cioè nell’intreccio dei vasi sanguigni venosi che causano le emorroidi, di una sostanza che, sotto forma di schiuma, induce una sclerosi del plesso emorroidario stesso; alla parte molle si sostituisce una parte dura, che impedisce localmente l’afflusso di sangue.
La grande innovazione apportata da questa metodica consiste nell’abbinamento di due specialità: quella angiologica, per il trattamento del plesso venoso e arterioso emorroidario, e quella gastroenterologica ed endoscopica che, con una specifica manovra, consente di pungere le emorroidi dall’interno del colon senza provocare alcun dolore. innovativi protocolli alimentari consentono, inoltre, miglior transito e maggiore motilità del colon. L’intervento chirurgico, unica soluzione fino ad oggi della patologia emorroidaria, escludeva di fatto una correzione nel solco delle linee guida gastroenterologiche, cioè affrontando il problema attraverso colon e intestino.
L’innovativa tecnica fin qui descritta, attualmente rappresenta anche l’unico protocollo internazionale di studio. I pazienti coinvolti sono più di 600 e i risultati ottenuti sono veramente entusiasmanti; il 90% circa dei soggetti, trattati anche tre volte, ha migliorato e anche risolto il proprio disagio.

 

La Patologia Emorroidaria

La patologia emorroidaria coinvolge il 60% degli italiani sopra i 18 anni e la sintomatologia è varia: da moderata, con crisi che possono presentarsi annualmente, a forte con crisi molto frequenti, anche in soggetti giovani, e conseguente obbligo di utilizzare dei presidi (assorbenti).
La qualità della vita viene fortemente compromessa e, in alcuni casi, si manifestano quadri gravi di emorragie e prolassi – cioè rilassamento incontrollato dei tessuti – che possono causare pesanti anemie.
Ciò si verifica spesso in donne tra i 35 e 45 anni. Le cause scatenanti sono molteplici e, purtroppo, i problemi emorroidari sono di difficile approccio, perché nella nostra cultura le emorroidi sono ancora considerate come un tabù; peraltro le tecniche chirurgiche, allo stato attuale, non assicurano ancora una regressione stabile e sono molto dolorose.

Cosa sono le emorroidi

Il plesso emorroidario è caratterizzato da cuscinetti vascolari – infiammazioni e rigonfiamenti delle vene perianali – a cui si riconosce un ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Tali cuscinetti, insomma, sono una normale componente del canale anale, caratterizzata da tessuto vascolare, cioè ricco di anastòmosi artero-venose: confluenze a contatto diretto fra vene e arterie, senza interposizione della rete capillare che viene totalmente scavalcata.
La malattia emorroidaria è una condizione patologica caratterizzata da sanguinamento, prolasso, bruciore e dolore dei cuscinetti emorroidari, accompagnata frequentemente dalla sensazione di dover immediatamente defecare, detta “premito”; a volte la malattia emorroidaria è complicata da trombosi, cioè dalla presenza di grumi di sangue che si formano nei vasi sanguigni, pregiudicandone il funzionamento.
Quando la compressione esercitata dalle feci nell’ampolla rettale ostacola il completo svuotamento delle vene in questa zona, si produce un danno al benessere dei tessuti e dei capillari e quindi fenomeni di emorragia e di trombosi

A che stadio sei?

Stadio 1 : Le emorroidi sanguinano durante e dopo l’evacuazione, , ma non prolassano, ovvero non c’è fuoriuscita dei tessuti all’esterno dell’ano;

Stadio 2 : Le emorroidi prolassano e sanguinano durante lo sforzo defecatorio, provocano dolore e bruciore ma rientrano spontaneamente;

Stadio 3 : I noduli vascolari, cioè gli ingrossamenti venosi che si formano, perdono la loro capacità retrattile, non rientrano spontaneamente, e il prolasso emorroidario deve essere riportato manualmente nell’ano. Questo stadio comporta il rischio di fissure anali, cioè di lesioni con sanguinamento del tessuto mucoso, accompagnate da dolore e bruciore;

Stadio 4 : Il prolasso emorroidario è permanentemente esterno, i noduli e i cumuli vascolari diventano molto dolorosi e non è più possibile riportarli manualmente nell’ano. Questo stadio comporta il rischio di trombosi, ascessi e ulcere, con presenza di sanguinamento.

Cosa si dovrebbe evitare?

1. Stitichezza;
2. Regolare assunzione di lassativi;
3. Sforzo considerevole durante la defecazione;
4. Vita troppo sedentaria;
5. Regime alimentare povero di fibre alimentari;
6. Scarsa mobilità ed esercizio fisico;
7. Cibo troppo speziato;
8. Forte consumo di alcool e/o nicotina;
9. Stare in piedi molto tempo.

L’innovazione della tecnica

Solitamente, chi soffre di patologia emorroidaria, a causa della delicatezza dell’argomento, ha un difficile approccio col problema. Inoltre, generalmente si tende a curare gli effetti piuttosto che a focalizzare i fattori scatenanti.
Ora, invece, con la sperimentazione in corso, due ricercatori che si occupano di angiologia e gastroenterologia, sono in grado di dimostrare che l’approccio internistico, cioè l’intervenire, in primis, sui fattori scatenanti e di rischio per poi provocare la sclerosi del plesso emorroidario in maniera indolore e non invasiva, rende la patologia emorroidaria di facile gestione e cura. La si può essere facilmente sconfiggere, grazie a semplici norme igienico alimentari e a trattamenti ripetibili annualmente.

L’idea per curare le emorroidi

L’utilizzo innovativo di una particolare sostanza definita mousse, che viene già utilizzata nella sclerosi delle varici degli arti inferiori da parte dei flebologi, ha consentito la messa a punto di un nuovo ed entusiasmante trattamento per la cura della patologia emorroidaria.
La tecnica Ros-Col è la grande novità sviluppata e studiata da due medici specialisti, un angiologo e un gastroenterologo, che tra i primi in Europa, nel giro di un anno hanno raccolto e studiato, con metodologia scientifica, una casistica oltremodo significativa, trattando circa 300 persone con patologia emorroidaria dal secondo sino al quarto grado, ottenendone la remissione, cioè la regressione totale e, in particolare, eliminando l’importante disagio che essa determinava.

Come si fa !

Il principio terapeutico consiste nell’iniezione nel plesso emorroidario di un piccolo volume (2 ml.) di principio attivo sclerosante, detta polidocanolo. La mousse, a contatto con la parete del plesso emorroidario, provoca un’immediata retrazione con successiva risalita del plesso, e quindi la sclerosi dello stesso.
L’iniezione viene praticata alla base del plesso, in rettoscopia, tramite un endoscopio,. Ciò garantisce l’assoluta assenza di dolore e il non coinvolgimento delle mucose presenti, oltre a una perfetta visione del plesso. Le emorroidi sensibili al trattamento sono quelle che provocano dolore e sanguinamento di secondo e terzo grado e, in alcuni casi selezionati, anche quelle di quarto.
Il trattamento può essere ripetuto in periodi successivi. Numero e frequenza variano, a seconda della gravità del quadro emorroidario. La tecnica Ros-Col non comporta controindicazioni importanti. Viene realizzata in ambulatorio di piccola chirurgia, senza anestesia e senza causare dolore. Il soggetto trattato può tornare al proprio domicilio il giorno stesso.
Non solo: potrà anche avere, in relazione allo stadio d’infiammazione del plesso, un’immediata risposta clinica, con scomparsa dei sintomi di dolore e sanguinamento. Entro 40 giorni dal primo, dovrà però sottoporsi a un ulteriore trattamento.

Dr. Gianluigi Rosi

Dr. Raffaele Colucci

EMORROIDI: Progressione della patologia

Mano a mano che lo sfiancamento si accentua si può parlare di:

EMORROIDI DI: 

I° Grado :

Cuscinetti che non scendono sotto la linea dentata durante lo sforzo o alla defecazione, ma che presentano sanguinamento.

II° Grado :

Cuscinetti che scendono al di sotto della linea dentata durante lo sforzo o alla defecazione. Sono quindi visibili all’esterno dell’ano e si riducono immediatamente quando finisce il ponzamento.

III° Grado :

Cuscinetti che fuoriescono dall’ano al momento dello sforzo o alla defecazione e che rimangono all’esterno sino a quando non sono ridotti manualmente, rimanendo all’interno del canale anale sino alla successiva defecazione.

IV° Grado :

Con questo termine si descrivono i cuscinetti anali che sono sempre all’esterno del canale anale e che non possono essere ridotti.

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